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Segnalazione di libri, riviste, dischi, spettacoli ecc.

 

 Libri

 

In questa rubrica segnalo libri di particolare interesse per il loro valore intrinseco, per l’originalità o l’attualità degli argomenti trattati.

In tal senso invito gli amici e i visitatori di questo sito ad inviare le loro segnalazioni o recensioni, che mi riservo di pubblicare.

Tra parentesi quadre le mie presentazioni sintetiche delle opere (o i commenti di chi invia le segnalazioni).

 

Sergio Maria Francardo

I SEMI DEL FUTURO – riflessioni di un medico sui cibi transgenici – (pp. 176 – € 11,36)

Edilibri – via V. Monti 28 – 20123 Milano – www.edilibri.it – e-mail: edilibri@edilibri.it

[Una trattazione molto documentata dei rapporti tra i vari tipi di agricoltura e la salute]

 

Gabriele Burrini

L’ANGELO DEI NUOVI TEMPI – (pp. 220 – € 14)

Edilibri – via V. Monti 28 – 20123 Milano – www.edilibri.it – e-mail: edilibri@edilibri.it

[Un’esposizione chiara e sintetica degli intrecci di esoterismo ed essoterismo nella storia del cristianesimo]

 

Kees Zoeteman

GAIASOFIA – l’evoluzione dell’organismo terrestre – una nuova prospettiva per i problemi ambientali – (pp. 379)

Filadelfia – viale di Porta Vercellina 2 Milano

[Una trattazione geniale e ponderosa per una nuova ecologia in sintonia con le conoscenze esoteriche]

 

Pietro Archiati

SPIRITO & DENARO S.P.A.  –  (pp. 229)

Edizioni Scienza dello Spirito – via A. Serranti 51 – 00136 Roma – Tel. 06.35401777

[Un’eccellente esposizione della ‘triarticolazione sociale’ propugnata da Rudolf Steiner]

 

Robert A. Powell

ASTROLOGIA ERMETICA VOL. 1: Astrologia e Reincarnazione – (pp. 534 – € 32)

Estrella de Oriente – via Torricelle 31/3 – 38050 Villazzano (TN) – Tel. e Fax 0461.911691 – c.c. postale 16337388 – www.estrelladeoriente.it – e-mail: info@estrelladeoriente.it

[Un’opera pionieristica per la fondazione di una vera e propria‘astrosofia’, che fa luce sulle origini e lo sviluppo dell’astrologia, aprendo nuove prospettive sulla base delle intuizioni esoteriche di Rudolf Steiner]

 

Vol 2: Astrologia e biografia – (pp. 462 – € 32)

[Il secondo volume si occupa dei nessi karmici, ossia dei rapporti umani che si trasferiscono da un'incarnazione alle successive, e di come il destino si svolga nella spirale della vita, di cui ogni anello equivale a sette anni di vita. viene anche esaminata la vita di Richard Wagner, di Luigi di Baviera, Friedrich Niezsche e Rudolf Steiner.]Marco Pogagnick

 

LA FORZA DI CRISTO E IL RITORNO DELLA DEA
Edizioni Macro – (pp. 272 - € 15)

[Oltre alle esperienze di contatto dell’autore con gli ‘esseri elementari’ della natura, troviamo in questo libro numerosi e stimolanti commenti di passi evangelici e importanti nuovi concetti per una metodologia di interpretazione dei testi sacri]

 

Stefano Andi

ARCHITETTURA ORGANICA VIVENTE – nascita, attualità e prospettive

Gruppo Editoriale Esselibri – Simone

[Il testo italiano più completo sull’architettura organica vivente introdotta nel secondo decennio del novecento da Rudolf Steiner, con ampia documentazione fotografica. L’autore è membro del consiglio centrale del “Forum Internazionale Uomo e Architettura”].

 

Giuliano Agostinetti

D'IMMENSO M'ILLUMINIO - Manuale di creazione poetica.
Campanotto Editore - Udine.

[Il libro: è un manuale dei segreti riguardanti la scrittura di poesia e prosa. L'idea base è che si può spiegare e insegnare la composizione poetica così come quella musicale o artistica. L'aspetto più nuovo consiste nel fatto che si entra "dentro" il momento stesso della creazione, l'ispirazione, suggerendo come coltivarla e come ottenere un atteggiamento mentale creativamente pulito.
L'autore è laureato in critica d'arte, psicoterapeuta, psicomotricista,professore di Italiano, Storia dell'Arte, Psicologia; diplomato in Musica Corale e in Composizione (comp. Medio)].

 

A. H. Almas

IL CUORE DEL DIAMANTE - Elementi del Reale nell'Uomo.

Spigno Saturnia (LT)

[Un'opera di autoterapia psicologica imperniata sulla scoperta dell' "essenza" individuale. Di facile lettura, ma di grande profondità concettuale.

L'autore si è a lungo dedicato all'insegnamento del "metodo del diamante", un originale e potente sistema per la trasformazione personale e l'attualizzazione delle vere potenzialità umane].

 

Giancarlo Roggero

ANIMA DELL'UOMO  (pp. 372  –  € 24)

Estrella de Oriente – via Torricelle 31/3 – 38050 Villazzano (TN) – Tel. e Fax 0461.911691 – c.c. postale 16337388 – www.estrelladeoriente.it – e-mail: info@estrelladeoriente.it

[La cultura dell'anima, proposta in questo primo volume di un lavoro ad essa dedicato, è una disciplina antica e nuova della vita umana. Con chiarezza ed esemplificazioni iconografiche, l'autore riesce ad elaborare una sottile sintesi interpretativa exoterico-esoterica dei costumi e dell'evoluzione nelle civiltà passate. Un libro che riconcilia con la storia]

 

Fabio Marchesi

LA FISICA DELL'ANIMA (pp. 392  –  € 14.90)

EXOTROPIA (pp.355 –  € 15.90)

Tecniche nuove – via Eritre 21, 20157 Milano

[L'autore partendo dalla fisica quantistica (in particolare dal "principio di Heisenberg" e dal "teorema di Bell") elabora con grande chiarezza e coerenza un nuovo modello esplicativo della realtà, in cui le idee spiritualiste fecondano senza forzature la visione positivista corrente della scienza e della filosofia]

 

 

  

Riviste

 

ANTROPOSOFIA – rivista di Scienza dello Spirito

Editrice Antroposofica – Via Sangallo 34 – 20133 Milano

Direzione e redazione presso la Società Antroposofica in Italia – Via Privata Vasto 4 – 20121 Milano – Tel. (39 2) 6595558

e-mail:  mc5648@mclink.it  e  mc5677mclink.it

 

DAS GOETHEANUM – Wochenschrift für Anthroposohie (rivista settimanale di antroposofia in lingua tedesca)

Postfach CH – 4143 Dornach 1

Tel + 41(0) 61 706 44 64  - Fax + 41(0) 61 706 44 65

e-mail:  info@dasgoetheanum.ch

 

ECOTUR

Settimanale di ecoturismo, benessere e spettacoli dell’Uqbar Community

(Uqbar Centro Atna per L’Arte, la Cultura, il Benessere e l’Ecoturismo)

Via Coni Zugna 9 Trento – Tel. 347.2983592  e  0461.932358

http://xoomer.virgilio.it/uqbar  -  http://fit.supereva.it/ecoturismo

 

 Dischi

 

Viaggio in nove tappe nell’universo del Jazz

(Su invio da parte di amici o visitatori del sito, saranno eventualmente pubblicate segnalazioni e recensioni anche di dischi classici o di altro tipo, purché di livello superiore alla media)

 

1 – Bill Evans: “Alone” – piano solo – Verve 833 801-2  –  (1970)

 

Bill Evans è indubbiamente riconosciuto come un maestro del ‘piano jazz’, ma è anche un ‘musician’s musician’, un tessitore di suoni che per essere pienamente apprezzato richiede ascolti ripetuti e molta disponibilità interiore, senza le quali potrebbe anche esser scambiato per un semplice, sia pur raffinato interprete di piano bar. L’intimità soffusa di una venatura malinconica, sembra essere l’atmosfera prevalente di questo disco, che ha il suo pezzo forte nel brano “Never let me go”. Ma in tutti i brani la dolcezza melodica e la preziosità armonica non scadono mai nel sentimentalismo, e sembra che la malinconia stessa, anziché volgere al pessimismo, alimenti pudicamente nota dopo nota un piccola aura di autoredenzione.

 

2 – Abdullah Ibrahim: “Ode to Duke Ellington” – piano solo – West Wind 2020   –  (1988)

 

In questo disco, dedicato quasi completamente alle composizioni di D. Ellington, rispetto al precedente l’atmosfera è molto più densa e robusta, anche se ritroviamo il fine senso delle sfumature e la delicatezza d’animo, nel contesto ritmico di un pianismo concertistico a tutto campo, mai però veramente ridondante, in quanto la grande massa sonora che troviamo a tratti in questi brani appare comunque sempre sotto controllo, e, quel che più conta, è pregna del feeling di un grande jazzista nella corrente di T. Monk e D. Ellington, che del Nostro è stato il mentore, scoprendone il talento e la genialità. L’affinità di A. Ibrahim (musicista di Città del Capo, noto agli esordi della sua carriera come “Dollar Brand”) coi suddetti jazzisti è stata dallo stesso riconosciuta; eppure indubbia è l’originalità della sua musica, in cui affiorano a tratti echi di inni religiosi e il fascino della sua terra. In questo disco (tra i suoi migliori), possiamo verificare come egli sia uno dei pochi interpreti degli immortali temi ellingtoniani a non far rimpiangere almeno un poco le storiche esecuzioni dell’autore.  

 

3 – Modern Jazz Quartet: “The Modern Jazz Quartet plays ‘No Sun in Venice’ ” (Colonna Sonora in sei movimenti del film “No Sun in Venice”, composta da J. Lewis) – Atlantic 1284-2   –  (4/4/1957)

John Lewis (piano) – Milt Jackson (vibrafono) – Percy Heath (basso acustico) – Conny Kay (batteria)

 

Se un novello Stanley Kubrick volesse inserire in un film di fantascienza un episodio con musica ‘dalla classicità fuori dal tempo’, potrebbe tranquillamente utilizzare questo disco. Forse anche le parole di Goethe: “Tutto l’effimero non è che un simbolo” [del trascendente] possono aiutarci a comprendere il carattere di questa musica che ad un ascolto superficiale potrebbe sembrare puramente di atmosfera, suscitata da attimi fuggenti, ma che rimanda in realtà ad una dimensione ipostatica. La sapiente alchimia di sobrio ed elegante swing, echi di blues e musica barocca (di cui J. Lewis era un cultore), il calore animico contenuto, le subitanee transizioni ritmiche, alludono infatti discretamente ad un senso di mistero, di ‘altrove’, che non è facile cogliere a tutta prima. La maestria compositiva di J. Lewis, la fluidità elegante e pregnante del vibrafono di Milt Jakson e l’interplay discreto e pertinente del basso e della batteria, fanno di questa musica un prezioso cammeo della storia del jazz. Se ben ricordo, questo è stato il disco che negli anni dell’adolescenza mi ha introdotto definitivamente al jazz; chissà che questo incantesimo non possa ripetersi anche per altri…

 

4 – Lucia Minetti: “Elle” – Velut Luna CVLD 08800  –  (2 e 3/11/2003)

L. Minetti (vocal) – Giorgio Gaslini (piano – arrangiamenti) –  interpretazione di dodici ‘standard’ di musica americana

 

5 – Tiziana Ghiglioni: “Spellbound”  – yvp music 3058  –  (1996)

T. Ghiglioni (vocal) – Guido di Leone (chitarra) – Attilio Zanchi (basso acustico) – Gianni Cazzola (batteria) – Gianluigi Trovesi (sax, clarinetto)  –  tredici brani di autori vari.

 

Ecco due cantanti che se non fossero nate nel bel paese dove il sì suona, ma sotto la bandiera a stelle e strisce, sarebbero certo citate tra le grandi vocalist del jazz. In questi due dischi la forza e la fantasia interpretativa regna sovrana, da parte di tutti gli interpreti, senza mai sconfinare nell’effettismo, dimostrando come sia proprio l’espressione animica individuale a distinguere il canto jazz da quello di altre musiche in cui prevalgono i cliché e i canoni tecnici. A tutto ciò si aggiunge la bellezza intrinseca delle voci e il grande senso della misura negli equilibri ritmico-melodici. Nel primo disco, la Minetti (che non è parente dell’omonima cantante salita alla ribalta del festival di Sanremo) è meravigliosamente accompagnata da G. Gaslini, che per la sua sapienza musicale, la totale disponibilità verso i musicisti con cui dialoga e la capacità di calarsi in modo pertinente in ogni attimo del discorso musicale, personalmente ritengo sia al pianoforte un accompagnatore insuperato. La Ghiglioni è in simbiosi con ottimi musicisti (compreso il grande Trovesi) in un contesto di arrangiamenti veramente creativi. In entrambi i dischi scopriamo la valorizzazione di motivi poco noti e la fresca rinascita in nuove forme di altri più noti o arcinoti. Inutile tentare di descrivere la varietà di emozioni suscitata dall’ascolto di queste registrazioni; i francesi direbbero: “C’est un régal” - una vera delizia e fascinazione, che non tende al facile sensualismo, e ci riconcilia con l’eterno femminino.

 

 6 – Max Roach: “M’Boom” – Columbia ck 57886  –  (25-27/7/1979)

- Alle percussioni (comprendenti anche strumenti a tastiera): M. Roach, Roy Brooks, Joe Chambers, Omar Clay, Fried King, Ray Mantilla, Freddy Waits, Waren Smith

- Otto brani composti dai suddetti musicisti, più il noto “Epistrophy” di T. Monk/K. Clarke.

 

Max Roach è uno di quei musicisti che ogni critico di jazz collocherebbe certo nella ristretta élite di batteristi che hanno fatto la storia di questa musica. Oltre all’eccelso strumentista che sa far ‘parlare e cantare’ le percussioni, troviamo in lui la musicalità del compositore, che qui dirige un gruppo di strumentisti (l’ “M’Boom: Repercussion”) che è stato giustamente definito “l’università della percussione”. La ricchezza espressiva di questo disco spazia dalla forza tellurica e dal caos organizzato del primo brano agli echi del deserto e della giungla africana pregni di concisa intensità di altri brani, nonché ai canti pudibondi di gioia naturistica di altri ancora, evitando sempre, sull’onda di una sobria creatività, di cadere nel manierismo e nel folclore. 

 

7 – Charles Mingus: “Right Now” – Debut OJCCD-237-2 (DEB -86017)  –  (2 e 3/6/1964)

- C. Mingus (basso acustico) – Clifford Jordan (sax tenore) – John Handy (sax alto) – Jane Getz (piano) – Danny Richmond (batteria)

 

Quanto si è detto di M. Roach riguardo al suo ruolo nella storia della batteria jazz, si può ripetere per C. Mingus riguardo al contrabbasso. La forza, il dinamismo e il pathos contraddistinguono lo stile contrabbassitico di Mingus, che è però anche compositore e bandleader, e anima una musica fatta di chiaroscuri, di alternanze tra momenti impetuosi ma controllati e altri di robusto, pregnante lirismo, di repentini mutamenti ritmici, e si colloca a metà strada tra la corrente dell’ “hard bop” e il “free jazz”. Al pathos liberatorio dei due brani di questo disco, dedicato all’integrazione razziale, concorre forse anche l’atmosfera di calda intimità del jazz club ove è stato registrato in pubblico. Troviamo qui anche un esempio probante di come il contrabbasso, che nella musica classica è rimasto generalmente confinato nel sottofondo orchestrale, possa diventare nel jazz strumento solistico paritario e trascinante. In questa musica ciò può naturalmente avvenire per ogni tipo di strumento in mano a grandi esecutori.

 

8 – Don Ellis: “Electric Bath” – The Don Ellis Orchestra” – Columbia 472620 2  –  (9/1967)

- Don Ellis (tromba e direzione di un’orchestra di 21 elementi) – cinque brani composti dal leader o da musicisti della sua orchestra.

 

Immergersi nella musica di questo Cd, dal titolo: “Bagno elettrico”, che contiene anche il brano “Turkish Bath” (bagno turco) e reca sulla custodia l’immagine del famoso dipinto di Ingres “Le Bain Turc”, equivale in realtà a fare un ‘bagno nell’inventività’, in cui l’uso di alcuni strumenti tradizionali elettrificati è sempre controllato, mai fine a se stesso, e in alcuni momenti (come nel dialogo del leader con l’eco elettronico della propria tromba) persino geniale. Credo proprio che l’abilità di compositore ed arrangiatore di Don Ellis trovi nel jazz pochi eguali. Nella musica qui proposta troviamo una tavolozza incredibile di colori e soluzioni, in un interplay tra melodie, ritmi ed armonie che suggerisce ampi scenari. Anche la sottile vena umoristica di cui l’autore è maestro contribuisce a conferire a questa musica un misterioso afflato esotico di cui ci può dare un’idea il famoso dipinto di Henri Rousseau “La Charmeuse de serpents”. Si tratta di un vero ponte tra passato e futuro incentrato nel jazz, tra echi del senso panico della natura proprio dell’antica Grecia e un sottile alone di fascino mistico-coloristico dell’India. Non a caso il brano finale del disco (forse anche il migliore) si intitola “New Horizons” (nuovi orizzonti); e la musica di Don Ellis (spentosi in età relativamente giovane) – a mio avviso il più sottovalutato in assoluto tra i jazzisti – sembra proprio una feconda meteora tra la memoria mitologica di tempi andati ed aneliti per ‘terre nuove e cieli nuovi’.

 

9 – Duke Ellington: “Second Sacred Concert” – Prestige PCD-24045 – 2  –  (la data di registrazione non è indicata, ma deve essere compresa tra il 1968 – anno della prima esecuzione pubblica del concerto – e il 1974 – data di morte di Ellington).

- D. Ellington (piano e direzione) – Johnny Hodges, Harry Carney, Russell Procope, Paul Gonsalves, Jimmy Hamilton (ance) – Cat Anderson, Cootie Williams, Mercer Ellington, Herbie Jones, Money Johnson (trombe) – Lawrence Brown, Buster Cooper, Benny Green (tromboni ) – Chuck Connors (trombone basso) – Jeff Castleman (basso acustico) – Sam Woodyard, Steve Little (batteria) – Alice Babs, Devonne Gardner, Trish Turner, Roscoe Gill (vocal)   –  Cori:  The A.M.E. Mother Zion Church Choir (dir. Solomon Herriot Jr. – Choirs of St. Hilda’s and St. Hugh’s School (dir. William Toole) – Central Connecticut State College Singers (dir. Dr. Robert Soule) – The Frank Parker Singers) 

- Undici brani per orchestra, cantanti solisti e coro, tutti composti (compresi i testi) da D. Ellington

 

A mio avviso (e di molti critici) D. Ellington è da ritenersi il ‘primus inter pares’ tra i giganti del jazz. Questo secondo concerto sacro fa seguito al primo, pure registrato, e fu seguito da un terzo, di cui però non si trovano tracce discografiche. Qui siamo veramente al top dell’ispirazione, in cui l’anelito religioso di Ellingtron si avvale non solo della superiore perizia strumentale e interpretatativa dei suoi strumentisti, ma anche della straordinaria interpretazione vocale di Alice Babs (da far invidia anche alle grandi cantanti liriche) che spicca tra gli altri vocalists. Il concerto si snoda in brani a se stanti, in un’alternanza di momenti lirici ed altri più mossi, che dopo la sontuosa e vibrante introduzione strumentale del primo brano (“Praise God” – lodate Dio) conducono al finale in cui lo stesso brano viene interpretato in crescendo, in una diversa versione con l’aggiunta delle parti vocali. Dopo aver ascoltato questo disco, e soprattutto il finale, forse non sembrerà tanto peregrina l’affermazione secondo cui la musica classica può mandare in estasi, ma solo il jazz può veramente entusiasmare. Ma chissà che Ellington con questa musica ‘beyond category’ non sia riuscito nel miracolo di realizzare un poco, in un certo  senso, entrambe le cose…

Mi propongo di pubblicare in futuro una lista molto più nutrita di dischi di jazz di notevole valore, unitamente  ad una serie di scritti sul tema ‘jazz e antroposofia’

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