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Autopresentazione artistica
Le mie opere nascono dal bisogno di creare un universo fantastico. Mi ritengo un autodidatta che solo in età matura ha preso coscienza di poter trasferire in immagini la metamorfosi di varie esperienze di vita. I giochi d’infanzia da me stesso inventati, le fiabe ascoltate, il fascino della natura, la poesia e il senso del mistero distillati dalle letture fantascientifiche nell’adolescenza, e infine l’esperienza coinvolgente dell’ascolto musicale, si sono ad un certo punto trasfusi in qualche modo in forme pittorico-scultoreo-architettoniche. Percepisco la mia ispirazione come un impulso unitario, di natura essenzialmente musicale. Le immagini nascono talora come visioni appena abbozzate nella coscienza in momenti di tranquillità, ma più spesso dal disegno improvvisato, in cui la mano per così dire ‘danza’, trasfondendo il fascino della musica in esseri spaziali celanti il mistero di una diversa dimensione esistenziale in cui la fantasia non sia priva di ordine. Nel connubio tra ordine e fantasia vive l’anelito ad una fratellanza cosmica che nell’esperienza del mistero della vita non provi più alcun interesse né tempo per la discordia. Se le mie forme nascono fluidamente in modo improvvisativo, sia pure con momenti di pausa contemplativa, la scelta dei colori, che si presenta a tutta prima problematica, avviene in modo più meditativo, in un’ottica sinfonica, con accostamenti contrastanti equilibrati da fusioni armoniche e sfumanti, in cui lo sguardo può scorrere su vari itinerari oppure limitarsi ad una visione di sintesi. La ricerca di un ‘equilibrio dinamico’ tra il movimento metamorfico e l’esigenza di un centro immobile di gravità che dia forza interiore, utilizza anche la stilizzazione, l’essenzialità e levigatezza delle forme, e tende all’armonizzazione del pensare, sentire e volere nell’anima. In tal senso, mi sento naturalmente portato a concepire l’arte come forza terapeutica attraverso un coinvolgimento dell’ “Io” umano che nell’eperienza del bello ‘qui e ora’, si liberi dai vincoli del passato reinventando un futuro scevro di velleità ideologiche. In un mondo che anela alla socialità ma non riesce ad uscire dal dedalo delle ricette stereotipate e del compiacimento rivoluzionario che cerca l’autoliberazione gettando nel mondo i propri demoni, nel mio impulso artistico v’è la coscienza del bambino che cerca nel nuovo il ‘regno dei cieli’ fuggendo istintivamente il brutto, percepito come fonte di dolore. Questi concetti, ed altri che si potrebbero aggiungere, sono soltanto considerazioni a posteriori, non avendo mai preceduto in nessun modo la mia creazione, che nasce spontaneamente, senza velleità e preoccupazioni teoriche. Posso soltanto dire che in gioventù non riuscivo ad apprezzare l’arte antica, vedevo nell’arte contemporanea dei tentativi deludenti di novità ed anelavo ad una reinvenzione del bello da un lato senza copiature e dall’altro senza narcisismi rivoluzionari. Per molti anni tutto ciò è vissuto per così dire in incubazione nella mia anima, e ho avuto l’impressione di riuscire a realizzarlo soltanto verso i quarant’anni, quando, dopo alcuni tentativi immaturi degli anni precedenti, ho sviluppato in modo continuativo la mia produzione. Ma proprio grazie al distacco mantenuto rispetto al compiacimento del brutto elevato a dignità artistica dalla cultura contemporanea, ho cominciato ad apprezzare, oltre a quanto v’è in essa di sincera ricerca, i capolavori del passato, per cui ora mi inchino di fronte a Leonardo, Raffaello e Michelangelo, come nella musica mi inchino di fronte a Bach, Mozart, Beethoven, Wagner, Duke Ellington ecc.
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I lavori che Lanati presenta in questa sua personale [Casteggio (PV) – 21/5 – 5/6 – 1994 – Palazzo Carena], sono delle pitture-sculture ricavate dal legno e successivamente colorate con acquarelli e pastelli. Spinto dall’eterna curiosità dell’uomo, penetra con sgorbie, scalpelli ecc. nel legno, seguendo fantastiche evoluzioni, trovando sempre nuove forme senza perdere l’equilibrio e il senso dell’unità, inseguendo le sue visioni come in un sogno. Sono forme che nulla hanno a che fare con la realtà, ma che egli ci propone in forme colorate e ben equilibrate nello spazio, comunicando a chi le osserva le sue emozioni. Da un contesto di questo genere derivano certi suoi lavori che acquistano valori dinamici che vanno al di là della plasticità estetizzante con le quali possono apparentemente presentarsi. Questo modo di dialogare con le immagini gli permette di mantenere vivo l’esercizio dell’immaginazione, come elastica interpretazione di moduli in aderenza alla realtà del proprio tempo.
Carlo Riccardi (pittore) |